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GRUPPO SOLIDARIETÀ AFRICA
Organizzazione non lucrativa di utilità sociale per la realizzazione di progetti sanitari nei paesi in via di sviluppo

Favola n. 2

LA MOSCA E IL RAGNO
(proposta dai Diola del Senegal)

“Non fidatevi del ragno! Non lasciatevi incantare dalla sua tela!”, ripeteva ogni giorno la madre mosca alle sue figlie da poco lanciate a fare acrobazie nell’aria.
“Si, mamma!”, rispondevano le mosche danzerine, dondolandosi e curiosando tra le piante e i fiori dell’orto.
Ma tutti sanno che i ragazzi non gradiscono io consigli dei grandi. Vogliono esplorare il mondo da se, vogliono far la propria esperienza, cominciare da capo.
Quella mattina la tela del ragno brillava di mille pietre preziose, le gocce di rugiada, sulle quali i raggi del sole dipingevano i colori dell’arcobaleno. La mosca più giovane, sfrecciando nel primo volo della giornata, si saziava del tiepido splendore che l’avvolgeva e si godeva il gioco dei colori.
Restò particolarmente affascinata davanti alla meravigliosa tela del ragno e cominciò a ronzarle attorno, a debita distanza, s’intende. Sentiva la voce ammonitrice della mamma; intanto, però, un’altra vocetta sussurrava: “Che male c’è? Starò attenta! E poi, se mi lancio con tutta la velocità delle mie ali, posso sfondare quella reticella fatta di niente”.
Il ragno, con un colpo leggero della zampetta, fece vibrare una corda della sua arpa luminosa e disse alla mosca: “Hai sentito la bella musica della mia arpa?”
“No!”, disse la mosca.
“Sfido, io!, sei troppo lontana. Avvicinati un poco. Non temere; non posso farti del male dall’angolo lontano dove sono. Attenta! Faccio vibrare di nuovo le corde del mio magico strumento”.
La mosca imprudente s’avvicinò di più e poi ancora un po’ di più, ma poi si lanciò in alto verso le cime degli alberi. Il ragno la seguiva con gli occhi e inghiottiva l’acquolina in bocca. La mosca tornò roteando incontro alla tela, l’arpa magica.
“Chissà che note armoniose zampilleranno se appena la tocco!”, pensava. Tentò di sfiorarla a volo radente, ma s’avvicinò troppo e le sue zampine restarono impigliate nei fili vischiosi della ragnatela. Inutile agitarsi. Il ragno le fu addosso e la immobilizzò avviluppandola in un bozzolo inestricabile di fili. Poi cominciò a succhiarle il sangue.
Povera mosca! La sua vita era durata appena due giorni.

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