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GRUPPO SOLIDARIETÀ AFRICA
Organizzazione non lucrativa di utilità sociale per la realizzazione di progetti sanitari nei paesi in via di sviluppo

Favola n. 2

DANZA AL CHIARO DI LUNA
(proposta dai Lega del Congo R.D.)

Mutima e Ngalia, sposati da vari anni, non avevano figli. Nel villaggio il fatto era oggetto di commenti poco benevoli. Una persona senza figli è una pianta secca, un membro inutile al clan e alla tribù.
“Perché – si sussurrava – Mutima non prende un’altra moglie?”
Incontrando la gente i due sposi intuivano un velato rimprovero nella voce e nello sguardo di tutti, e ne soffrivano.
Moltiplicavano le offerte allo spirito degli antenati per avere il dono di un figlio. Avevano chiesto consiglio agli indovini e a chi conosceva le virtù segrete delle erbe, ma senza risultato. Intanto il tempo passava tra speranze e delusioni.
Una cosa, però, era chiara per Mutima: non avrebbe mai mandato via la sposa o preso un’altra moglie; e Ngalia pensava lo stesso.
L’amore bastava a renderli felici.

Ma un giorno avvenne ciò che temevano: il consiglio degli anziani li invitò a lasciare il villaggio.
Si avviarono dunque verso l’ignoto portando con sé un pacchetto di sementi. Camminarono per monti, valli e foreste, in cerca di un luogo dove fissare la dimora. Dovevano restare isolati, ma non volevano essere troppo lontani da qualche villaggio.
Ed ecco che una sera, dopo trenta giorni e trenta notti di vagare solitario, videro apparire, sopra gli alberi alti della foresta, la luna in tutto il suo splendore, la luna piena. Ne furono estasiati. Un raggio di luce amica veniva a confortare la loro solitudine. Il mondo è bello anche quando gli uomini lo dimenticano. Passarono ore a godersi la luce della luna che li guardava dal cielo, finché il sonno li prese. E nel sonno Ngalia ebbe un sogno. La luna, col suo corteo di stelle, si dirigeva verso di lei, la povera Ngalia scacciata da tutti, e le parlava con voce chiara e dolce: “Ngalia, so che cosa rattrista te e il tuo sposo. Restate qui, costruite una capanna, coltivate la terra; tu presto avrai un figlio”.
Quando Mutima sentì raccontare il sogno, non poté trattenere lacrime di gioia. La notte seguente danzarono sotto lo sguardo della luna per manifestare la loro riconoscenza.
La promessa si avverò. Nacque un bambino e lo chiamarono Bekita-Mwezi  (Dono della Luna). In uno slancio di gioia Mutima esclamò: “Kikunga ukunga, Kalaga ulaga; nakwakubile nti ubugukamonako” (Dio protegge, Dio regola la vita; i suoi voleri si realizzano sempre).
La notizia arrivò nei villaggi e venne gente a portare doni.
In seguito Mutima e Ngalia ebbero altri figli e attorno alla loro capanna si formò un villaggio. E ogni volta che torna la luna piena è gran festa: tutti danzano ringraziando la luna per il dono della vita.
Il nome di Bekita-Mwezi fa parte di una massima sempre viva tra i Lega.
Essa dice: “Quelli che uccideranno la luna rimpiangeranno la perdita del più bell’ornamento del cielo; con lei si spegneranno le stelle sue figlie, lasciando il mondo senza gioia”.

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